Studenti in Piazza contro le mafie!

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ALT(R)A MAREA

Sommersi da un buio dal quale sembrava non potersi liberare, tra le stragi di Stato e il nuovo Governo gli studenti siciliani scendono in piazza, per la prima volta uniti in tutta la Sicilia per un’unica battaglia: la lotta contro la mafia.  

Gli studenti e le studentesse del  Sud iniziarono a mobilitarsi nelle strade, nelle scuole e nelle università chiedendo al Governo la vittoria sulla mafia, che poteva avvenire soltanto abbattendo le disuguaglianze sociali; vengono riprese le lotte sindacaliste che avevano caratterizzato il Mezzogiorno, si stava delineando un progetto politico unico contro la mafia. Nascono così i sindacati studenteschi.

Oggi, nel 2020, la Rete degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari Palermo continuano questo progetto politico, continuano la loro attività di antimafia dentro e fuori i luoghi del sapere; in questo periodo più che mai si sente la necessità di credere in questa lotta, di curare questo malanno che si insedia nelle nostre città e nelle nostre istituzioni. 

Dispersione scolastica

La dispersione scolastica è una piaga non indifferente nel nostro Paese, e ancor di più sul versante meridionale, dove arriva al 37%: circa 2 studenti su 5 non completano il loro percorso di studio.

Le motivazioni del fenomeno vanno anche ricercate nel sistema scolastico in sé – una scuola pubblica che non è davvero accessibile a tutti, che non fornisce gli strumenti adeguati alle famiglie in difficoltà economica, che non tiene conto delle esigenze linguistiche degli studenti migranti e che, sostanzialmente, non è una scuola a misura di studente – e nella mancata messa in pratica di quanto previsto nella Legge Regionale sul Diritto allo Studio. Lo stesso però non possiamo dire sul versante universitario: se, infatti, la legge sembra poter agevolare con la sua concreta attuazione la situazione scolastica, sul versante universitario, con l’introduzione dei cosiddetti prestiti d’onore.

Appare evidente oggi come la totale assenza del mondo dell’istruzione e, quindi di misure di prevenzione al fenomeno della dispersione scolastica, lascino libero spazio alle organizzazioni mafiose di proliferare e di sfruttare i giovani meno agevolati come manovalanza.  La scuola non riesce più ad essere il motore del cambiamento sociale e rischia di lasciare indietro studenti e studentesse che invece vengono inseriti in un circolo di delinquenza.

É importante che il mondo dell’istruzione non rimanga in silenzio davanti a tutto ciò, gli studenti e le studentesse vanno educati alla legalità, all’autodeterminazione e alla libertà di poter scegliere, senza trovarsi incastrati in un sistema corrotto e poco efficiente. E’ necessario che l’istruzione svolga il suo ruolo di ascensore sociale, lontana da ogni influenza di tipo mafioso che possa andare a gravare sul futuro degli studenti e sulla mentalità comune.

Periferie urbane e degrado sociale

Troppo spesso le periferie sociali diventano anche periferie d’illegalità, l’assenza dello Stato in tutte le sue forme e l’egemonia mafiosa rendono gli abitanti di questi quartieri assoggettati alle logiche mafiose e li privano della possibilità di emanciparsi e creare opportunità di vita differenti.

Troppo spesso, soprattutto nella nostra regione, andare incontro a queste problematiche e trovarsi senza gli strumenti per affrontarle vuol dire finire nella mani della mafia.

Oggi bisogna ripartire dagli studenti: il contrasto alla mafia deve partire dalle nuove generazioni. Una società che vive una profonda crepa culturale deve investire sull’istruzione e deve partire dalle periferie che troppo spesso rimangono completamente escluse dai processi decisionali e in cui diventa difficile costruirsi un’alternativa.

Narcomafie

Oggi uno dei maggiori introiti economici della mafia è rappresentato dalla vendita illegale di sostanze stupefacenti.

In tutte le città di Italia, nei quartieri con problemi di sviluppo, ogni giorno molti ragazzi preferiscono passare alla malavita, per racimolare il minimo indispensabile, per poter mantenere la propria famiglia e se stessi perciò esiste il detto “la malavita paga sempre”. E una volta entrati in questo circolo si rimane intrappolati e non rimangono che due “vie di uscita”: perseguire la strada mafiosa o pentirsi dei propri reati, con probabili ripercussioni sulla propria famiglia.

Pensiamo che lo Stato debba impegnarsi di più. Non sono sufficienti l’azione repressiva e i repentini sequestri, bisogna andare oltre e cominciare a pensare, da un lato, a un serio percorso educativo che insegni alle nuove generazioni le conseguenze dell’utilizzo di stupefacenti sull’organismo e, dall’altro, pensiamo sia necessario inserire nell’agenda politica del nostro Paese un programma proiettato alla legalizzazione delle droghe leggere così da regolamentarne l’uso, prevenendone l’utilizzo da parte dei minorenni e un ulteriore incasso economico dello Stato a discapito delle mafie.

Immigrazione

L’immigrazione “clandestina” è al centro del dibattito politico da decenni, con tante proposte da parte dei partiti ma spesso insufficienti o al limite del proponibile.

Se da un lato da incolpare è, sicuramente, la cattiva gestione del fenomeno da parte delle Istituzioni, non possiamo non tenere in considerazione che ad aggravare e tenere salde le redini dell’immigrazione clandestina è la mafia.

Ci aspettiamo un impegno deciso e imminente da parte delle Istituzioni, che queste prendano davvero in mano la situazione, improntando un percorso di regolamentazione dei flussi migratori verso il nostro Paese e un programma di integrazione per agevolare l’inserimento sociale di questi soggetti riuscendo finalmente a fronteggiare il peso che, fino ad oggi, sul panorama migratorio mediterraneo, ha avuto la mafia.

Caporalato

In Italia lo sfruttamento della manodopera migrante è un fenomeno dilagante e non controllato.

Mentre si discute sulla validità o meno della Legge 199/2016 sul caporalato, a parlare sono soprattutto i numeri: l’economia «non osservata» in Italia si stima sia intorno ai 208 miliardi di euro e, per economia non osservata s’intende proprio l’economia mafiosa che fa riferimento ad attività come evasione fiscale, contributiva e a quelle illegali, dove si inserisce facilmente la mafia.

Non possiamo nascondere come in Italia vive una popolazione di invisibili, stranieri che lavorano nelle campagne, lontano dagli occhi dei centri abitati.

Si stima che il giro d’affari connesso alle agromafie sia compreso tra i 12 e i 17 miliardi di euro, il che, oltre ad essere un dato spaventoso per l’economia italiana, ci mette davanti agli occhi un tragico scenario di uomini, migranti, sfruttati, sottopagati e umiliati dalle mafie che marciano sulla loro disperazione, andando oltre i limiti dei diritti umani.

Ecomafie

Di ecomafia si parla da relativamente poco.  Nel ’94, Legambiente pubblica il primo dei rapporti sulle Ecomafie in Italia, che da allora in poi viene redatto annualmente, con la collaborazione delle Forze dell’Ordine. Nel 2015, finalmente, viene approvato il disegno di legge che introduce reati quali disastro ambientale, inquinamento ambientale, omissione di bonifica. Il problema, ovviamente, non può non riguardare anche la Sicilia: nell’ultimo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2019.

Moltissime aziende si affidano alla mafia, che a prezzi stracciati permette agli imprenditori di liberarsi a poco prezzo di tutta la spazzatura prodotta.

Da questa macchina, le uniche vittime sono il territorio e chi lo abita: il tasso di tumori e malattie causate dall’inquinamento sono altissimi. I rifiuti anche pericolosi che sono presenti nel nostro mare, sottoterra, nei fiumi, vanno a contaminare tutti i pascoli, le coltivazioni e le falde acquifere vicine, andando a minacciare costantemente la qualità degli alimenti, e di conseguenza la vita delle persone.

Grandi opere e corruzione

La criminalità organizzata di stampo mafioso, in Sicilia come in Italia, tende sempre più a concorrere per il controllo e la gestione della cosa pubblica attraverso mezzi sempre più infimi e subdoli ma che  permettono in maniera poco chiara e trasparente, spesso attraverso modalità di ricatto e/o corruzione, di avere occhio vigile su una macchina economica localmente alimentata dalla piccola e media imprenditoria.

L’investimento di questo tipo di imprenditoria spesso sfocia nella costruzione di grandi opere che si rivelano poi essere nocive per la comunità.

La paura che si ha del potente mafioso porta spesso la vittima all’immobile omertà, ma in alcuni casi alla denuncia: è lo Stato e la magistratura che ora ricoprono un ruolo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata, ruolo a cui talvolta non riescono ad adempiere.

La mafia ti entra dentro e riesce a insinuarsi negli aspetti più intimi e privati del cittadino e dello stato, che però non risulta essere sempre efficace.