ALT(R)A MAREA

Prefazione

Il 1992 è un anno che cambiò totalmente l’Italia. A dare inizio alla valanga è la Sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione nel maxiprocesso contro Cosa Nostra. Era il 30 gennaio, il più grande colpo che la mafia avesse mai avuto, 360 condanne; poteva essere la fine di una vergogna nazionale, e invece era l’inizio, Cosa Nostra passava all’attacco.
Il 25 aprile si dimette, con un lunghissimo messaggio in televisione, Francesco Cossiga, ottavo presidente della Repubblica: urge andare alle urne, si è chiamati al voto il 13 maggio. Il 23 maggio è un giorno come gli altri quando alle 17.55 accade: sull’autostrada Palermo – Punta Raisi 800 chili di esplosivo in un canale di scolo azionato a 400 metri di distanza uccide il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo. Ma non avevano ancora finito. Il 19 luglio un’autobomba uccide Paolo Borsellino e la sua scorta.

Sommersi da un buio dal quale sembrava non potersi liberare, tra le stragi di Stato e il nuovo Governo gli studenti siciliani scendono in piazza, per la prima volta uniti in tutta la Sicilia per un’unica battaglia: la lotta contro la mafia.  

Gli studenti e le studentesse del  Sud iniziarono a mobilitarsi nelle strade, nelle scuole e nelle università chiedendo al Governo la vittoria sulla mafia, che poteva avvenire soltanto abbattendo le disuguaglianze sociali; vengono riprese le lotte sindacaliste che avevano caratterizzato il Mezzogiorno, si stava delineando un progetto politico unico contro la mafia. Nascono così i sindacati studenteschi.

Le realtà studentesche si fanno promotrici di questa lotta, vittime stesse di uno Stato che per decenni ha lasciato che la corruzione prendesse il sopravvento, contro la giustizia, il buon senso, ma soprattutto contro il benessere e l’uguaglianza tra cittadini e cittadine che lottano ogni giorno per pari diritti e pari meriti.

Oggi, nel 2020, la Rete degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari Palermo continuano questo progetto politico, continuano la loro attività di antimafia dentro e fuori i luoghi del sapere; in questo periodo più che mai si sente la necessità di credere in questa lotta, di curare questo malanno che si insedia nelle nostre città e nelle nostre istituzioni. 

Negli anni la mafia ha solo cambiato aspetto, ci si sposta dal piano della criminalità violenta a un piano più camuffato, quasi a farci credere che sia stata sconfitta. Dalle stragi del 1992 a oggi, dalla prima piazza di Libera di 25 anni fino ai giorni nostri, gli studenti e le studentesse, con la stessa rabbia, inondano le città, le scuole, le università, le periferie, come fossero una marea.  

Una alta marea, fatta sempre di più studenti e studentesse.

Un‘altra marea, che sempre più si riappropria dei propri spazi che gli sono stati sottratti da un sistema mafioso.

Dispersione scolastica

La dispersione scolastica è una piaga non indifferente nel nostro Paese, e ancor di più sul versante meridionale, dove arriva al 37%: circa 2 studenti su 5 non completano il loro percorso di studio.

Il problema risulta particolarmente evidente nelle cosiddette periferie sociali, colpisce maggiormente studentesse e studenti in condizioni economiche disagiate. Ma le motivazioni del fenomeno vanno anche ricercate nel sistema scolastico in sé – una scuola pubblica che non è davvero accessibile a tutti, che non fornisce gli strumenti adeguati alle famiglie in difficoltà economica, che non tiene conto delle esigenze linguistiche degli studenti migranti e che, sostanzialmente, non è una scuola a misura di studente – e nella mancata messa in pratica di quanto previsto nella Legge Regionale sul Diritto allo Studio. Lo stesso però non possiamo dire sul versante universitario: se, infatti, la legge sembra poter agevolare con la sua concreta attuazione la situazione scolastica, sul versante universitario, con l’introduzione dei cosiddetti prestiti d’onore, la nostra Regione sembra voler lasciare totalmente nelle mani dei suoi cittadini il carico di spese legate al diritto allo studio, deresponsabilizzandosi da un dovere che dovrebbe essere per lei prioritario e lasciando, dunque, i più economicamente disagiati indietro.

Appare evidente oggi come la totale assenza del mondo dell’istruzione e, quindi di misure di prevenzione al fenomeno della dispersione scolastica, lascino libero spazio alle organizzazioni mafiose di proliferare e di sfruttare i giovani meno agevolati come manovalanza. L’utilizzo di questo gruppo sociale gli permette di essere presenti in modo capillare nei contesti scolastici e nei luoghi di ritrovo degli adolescenti, inserendosi nel loro tessuto sociale e rendendo difficile il contrasto al fenomeno mafioso. Laddove le istituzioni sono assenti e i cittadini avvertono un totale stato di abbandono questa strategia risulta funzionale. Abbiamo bisogno di luoghi di istruzione che insegnino la legalità non soltanto in maniera retorica e repressiva, ma che diano gli strumenti per comprendere il fenomeno mafioso e come liberarsi da esso.

Ma intanto nel nostro paese la spesa nella pubblica istruzione crolla e il tasso di abbandono scolastico cresce e diventa un problema collettivo: la scuola non riesce più ad essere il motore del cambiamento sociale e rischia di lasciare indietro studenti e studentesse che invece vengono inseriti in un circolo di delinquenza.

É importante che il mondo dell’istruzione non rimanga in silenzio davanti a tutto ciò, gli studenti e le studentesse vanno educati alla legalità, all’autodeterminazione e alla libertà di poter scegliere, senza trovarsi incastrati in un sistema corrotto e poco efficiente. E’ necessario che l’istruzione svolga il suo ruolo di ascensore sociale, lontana da ogni influenza di tipo mafioso che possa andare a gravare sul futuro degli studenti e sulla mentalità comune.

Periferie urbane e degrado sociale

Troppo spesso le periferie sociali diventano anche periferie d’illegalità, l’assenza dello Stato in tutte le sue forme e l’egemonia mafiosa rendono gli abitanti di questi quartieri assoggettati alle logiche mafiose e li privano della possibilità di emanciparsie creare opportunità di vita differenti. 

L’abbandono scolastico, la mancanza di opportunità, la marginalità delle aree periferiche nelle scelte politiche e un mondo del lavoro dove lo sfruttamento imperversa, sono solo alcune delle problematiche a cui va incontro un giovane del ventunesimo secolo.

Troppo spesso, soprattutto nella nostra regione, andare incontro a queste problematiche e trovarsi senza gli strumenti per affrontarle vuol dire finire nella mani della mafia.

Oggi bisogna ripartire dagli studenti: il contrasto alla mafia deve partire dalle nuove generazioni. Una società che vive una profonda crepa culturale deve investire sull’istruzione e deve partire dalle periferie che troppo spesso rimangono completamente escluse dai processi decisionali e in cui diventa difficile costruirsi un’alternativa.

I luoghi dell’istruzione devono diventare un mezzo di emancipazione per tutti quei ragazzi che vivono contesti di deprivazione culturale. Sentiamo l’esigenza di una scuola che diventi il primo presidio dello stato nelle periferie sociali, una scuola inclusiva e aperta al quartiere, che non stigmatizza i problemi ma prova a risolverli.

Sappiamo che per risolvere davvero il problema delle periferie sociali servono investimenti nell’istruzione pubblica ma ancor prima di questo serve la volontà politica per cambiare e creare un sistema in cui la pubblica istruzione possa accogliere gli studenti provenienti da contesti difficili, non respingerli.

Bisogna ripartire dai tessuti cittadini, ripartire da un modello di istruzione compatibile alle richieste del territorio, ripartire dalle criticità per imparare a pensare, agire e vivere. Noi studenti siamo pronti a cambiare, attivarci per le nostre scuole, i nostri quartieri e le nostre città, auspichiamo che le istituzioni siano altrettanto pronte e si dimostrino all’altezza della sfida perché la posta in gioco è il nostro futuro.

Narcomafie

Oggi uno dei maggiori introiti economici della mafia è rappresentato dalla vendita illegale di sostanze stupefacenti.

Secondo il 21° rapporto dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze attualmente il mercato della droga ha un valore di 24 miliardi di euro e l’Italia è al quarto posto tra i paesi dell’Unione Europea per l’uso di cocaina.

Nel nostro Paese un ragazzo su 5 di età compresa fra i 15 e i 34 anni ne ha fatto uso almeno una volta. I giovani però non sono a conoscenza né dei danni che arrecano al loro organismo né del contributo economico che danno alla mafia acquistando stupefacenti illegalmente.

La regione italiana con il tasso di tossicità più alto è la Sicilia, solo a Palermo si contano oltre 209 persone che fanno uso di droghe ogni 100 mila abitanti e di questi ben l’11% sono minorenni.

Nel 2018 le forze di polizia hanno sequestrato in Italia oltre 123 tonnellate di sostanze stupefacenti, e ad emergere come valore assoluto è sempre la Sicilia, con 29.165 chilogrammi di droga. Dunque è stato registrato un evidente aumento dei sequestri nella regione siciliana rispetto agli anni precedenti.

In tutte le città di Italia, nei quartieri con problemi di sviluppo, ogni giorno molti ragazzi preferiscono passare alla malavita, per racimolare il minimo indispensabile, per poter mantenere la propria famiglia e se stessi perciò esiste il detto “la malavita paga sempre”.

E una volta entrati in questo circolo si rimane intrappolati e non rimangono che due “vie di uscita”: perseguire la strada mafiosa o pentirsi dei propri reati, con probabili ripercussioni sulla propria famiglia.

Pensiamo che lo Stato debba impegnarsi di più. Non sono sufficienti l’azione repressiva e i repentini sequestri, bisogna andare oltre e cominciare a pensare, da un lato, a un serio percorso educativo che insegni alle nuove generazioni le conseguenze dell’utilizzo di stupefacenti sull’organismo e, dall’altro, pensiamo sia necessario inserire nell’agenda politica del nostro Paese un programma proiettato alla legalizzazione delle droghe leggere – seguendo l’esempio di molti paesi europei che, con l’introduzione della vendita legale delle droghe, hanno visto un netto calo dei tassi di tossicodipendenza – così da regolamentarne l’uso, prevenendone l’utilizzo da parte dei minorenni e un ulteriore incasso economico dello Stato a discapito delle mafie.

Immigrazione

Dal 2013 a oggi l’Italia e l’intera Europa hanno dovuto affrontare numerosi flussi migratori, quasi ogni giorno al telegiornale vediamo naufragi catastrofici e, ad oggi, si contano più di 19.000 morti.

L’immigrazione “clandestina” è al centro del dibattito politico da decenni, con tante proposte da parte dei partiti ma spesso insufficienti o al limite del proponibile. In Italia abbiamo visto come la destra conservatrice si è mossa – andando anche contro la Convenzione di Dublino a cui anche il nostro Paese ha aderito nel 1990 poi riadattata nel 2013 per nuove esigenze – contro questo flusso migratorio proveniente dal Mar Mediterraneo, spesso sfociando in episodi di razzismo verbale e, talvolta, anche fisico.

Ma se da un lato da incolpare è, sicuramente, la cattiva gestione del fenomeno da parte delle Istituzioni, non possiamo non tenere in considerazione che ad aggravare e tenere salde le redini dell’immigrazione clandestina è la mafia.

E’ la mafia, infatti, nei luoghi di partenza a gestire la tratta. E’ la mafia, spesso all’arrivo ad impugnare le vittime, e gestirne la vita. 

L’immigrazione clandestina ha comportato, negli ultimi anni, anche la migrazione della cosiddetta mafia nigeriana, la più potente del tessuto africano, che non ha trovato molte difficoltà nel mescolarsi con il sistema mafioso che da anni stupra la nostra terra. 

Abbiamo sentito diverse vicende di come la mafia guadagni sopra questi uomini, spesso privandoli dei documenti o minacciando loro e le loro famiglie. Sfruttati, attraverso il caporalato, con paghe misere, sotto il sole cocente, mettendo a rischio anche la propria vita. 

Ci aspettiamo un impegno deciso e imminente da parte delle Istituzioni, che queste prendano davvero in mano la situazione, improntando un percorso di regolamentazione dei flussi migratori verso il nostro Paese e un programma di integrazione per agevolare l’inserimento sociale di questi soggetti riuscendo finalmente a fronteggiare il peso che, fino ad oggi, sul panorama migratorio mediterraneo, ha avuto la mafia.

Caporalato

In Italia lo sfruttamento della manodopera migrante è un fenomeno dilagante e non controllato. Persone che anche dopo aver affrontato la tratta mediterranea, vengono depauperate, picchiate, vivendo spesso in condizioni di precarietà.

Il caporalato non viene visto come un fenomeno da molta importanza e si tende a considerarlo come una situazione distante nel tempo e nello spazio, ma sono ormai frequenti gli episodi di protesta da parte dei migranti nei campi. Mentre si discute sulla validità o meno della Legge 199/2016 sul caporalato, a parlare sono soprattutto i numeri: l’economia «non osservata» in Italia si stima sia intorno ai 208 miliardi di euro e, per economia non osservata s’intende proprio l’economia mafiosa che fa riferimento ad attività come evasione fiscale, contributiva e a quelle illegali, dove si inserisce facilmente la mafia. 

Le condizioni dei lavoratori sottoposti a grave sfruttamento in agricoltura sono oltre i limiti dell’umanità: nessuna tutela e nessun diritto garantito dai contratti e dalla legge. I lavoratori sotto caporale devono inoltre pagare a questi il trasporto a seconda della distanza e i beni di prima necessità. Quando i migranti – non essendo regolamentati – ricorrono al lavoro in nero affrontano anche il rischio di non ricevere nemmeno il già magro compenso dovuto per lo sfiancante lavoro. 

Non possiamo nascondere come in Italia vive una popolazione di invisibili, stranieri che lavorano nelle campagne, lontano dagli occhi dei centri abitati.

Si stima che il giro d’affari connesso alle agromafie sia compreso tra i 12 e i 17 miliardi di euro, il che, oltre ad essere un dato spaventoso per l’economia italiana, ci mette davanti agli occhi un tragico scenario di uomini, migranti, sfruttati, sottopagati e umiliati dalle mafie che marciano sulla loro disperazione, andando oltre i limiti dei diritti umani

Ecomafie

Di ecomafia si parla da relativamente poco: si inizia difatti a prendere coscienza del problema solamente negli anni ’80 dopo l’entrata in vigore della normativa riguardante il trattamento dei rifiuti speciali. Nel ’94, Legambiente pubblica il primo dei rapporti sulle Ecomafie in Italia, che da allora in poi viene redatto annualmente, con la collaborazione delle Forze dell’Ordine. Nel 2015, finalmente, viene approvato il disegno di legge che introduce reati quali disastro ambientale, inquinamento ambientale, omissione di bonifica. Il problema, ovviamente, non può non riguardare anche la Sicilia: nell’ultimo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2019. 

Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, l’isola è quarta nella classifica per numeri di reati ambientali, contandone 2641, 671 dei quali in provincia di Palermo. Nello specifico, i metodi utilizzati dalle organizzazioni criminali per trarre profitto dallo smaltimento dei rifiuti vanno a interferire con la catena che porta il rifiuto dall’azienda fino al centro adibito allo smaltimento. 

Ovviamente per i rifiuti speciali (si va dalle componenti elettroniche fino a materiali radioattivi), questo procedimento è più lungo e complesso, e di conseguenza, più costoso.

E’ per questo che moltissime aziende si affidano alla mafia, che a prezzi stracciati permette agli imprenditori di liberarsi a poco prezzo di tutta la spazzatura prodotta.

A fare da contorno a questa situazione vi sono mazzette, documentazioni false, ricatti, e ovviamente a pagarne le conseguenze è sempre il territorio. Altri metodi sono la distribuzione a basso prezzo di materiali e/o prodotti non a norma di legge: un esempio sono le 15 tonnellate di shopper in plastica illegali sequestrate nel 2019 al porto di Palermo. 

Caso drammatico in tema ambientale è la Valle del Mela: nel comprensorio di Milazzo, già martoriato dalla presenza di una grossa area industriale che comprende anche una raffineria di petrolio, e in particolare nel torrente Mela, ancora oggi quasi quotidianamente vengono bruciati cumuli di rifiuti, portati sul luogo dai camion che dopo aver appiccato i roghi o abbandonato la spazzatura (nella quale spesso possiamo riscontrare anche la presenza di eternit), se ne vanno, lasciando un desolante panorama che fa venire alla mente la Terra dei Fuochi in Campania. Solo il sequestro da parte della Magistratura nel 2003 di tutto il corso del fiume, ma ancora non ci sono responsabili. 

Sempre a Milazzo è recentissima la scoperta di un’immensa discarica interrata, scoperta dalle mareggiate dello scorso dicembre, lì probabilmente dagli anni ’60, in cui probabilmente ancora oltre a non esistere le leggi in merito, non si aveva la consapevolezza della gravità di questi atti. 

Nella vicina Messina, nel rione di Gravitelli, nel novembre del 2019 è stata sequestrata una discarica abusiva di dodicimila metri quadrati circa, che aveva coinvolto associazioni e imprese riconducibili agli esponenti dei clan mafiosi della città. 

Spostandoci a Catania, sempre nel 2019 sono state arrestate 15 persone che riciclavano la plastica tossica della copertura delle serre per poi inviarla in Cina, dove veniva utilizzata per fabbricare calzature, che poi venivano rispedite in Italia per essere vendute.

Altro reato che spesso viene commesso frequentemente è la falsificazione dei parametri delle emissioni da parte dei dirigenti delle industrie pesanti, per evitare multe o obblighi di manutenzione e rinnovamento degli impianti.

Quella ambientale, come detto prima, è una delle più giovani mafie riconosciute dallo Stato, e ancora la strada da percorrere è lunga: attualmente, lo smaltimento illecito di rifiuti è l’attività più redditizia della Mafia, e la criminalità organizzata si sta spostando pesantemente su questo campo, essendo molto più facile uscirne “puliti”, dato che i controlli non sono abbastanza e la normativa in materia non è ancora completa. 

Da questa macchina, le uniche vittime sono il territorio e chi lo abita: il tasso di tumori e malattie causate dall’inquinamento sono altissimi, soprattutto in zone come quelle della Valle del Mela, di Gela, di Priolo; i rifiuti anche pericolosi che sono presenti nel nostro mare, sottoterra, nei fiumi, vanno a contaminare tutti i pascoli, le coltivazioni e le falde acquifere vicine, andando a minacciare costantemente la qualità degli alimenti, e di conseguenza la vita delle persone.

Grandi opere e corruzione

La criminalità organizzata di stampo mafioso, in Sicilia come in Italia, tende sempre più a concorrere per il controllo e la gestione della cosa pubblica attraverso mezzi sempre più infimi e subdoli ma che  permettono in maniera poco chiara e trasparente, spesso attraverso modalità di ricatto e/o corruzione, di avere occhio vigile su una macchina economica localmente alimentata dalla piccola e media imprenditoria. 

Non parliamo, dunque, di semplice “pizzo”, che agisce sui piccoli e medi negozianti e non solo, ma di grandi imprenditori e compagnie che, attraverso una rete di finanziamenti per conto di prestanome e di appalti pubblici pilotati, si impossessano pian pino del controllo della singola città e del paese.

Una mafia silenziosa, ma letale

Il controllo prepotente di questi grandi colossi imprenditoriali è un qualcosa di tanto pericoloso quanto preoccupante: avere un così grande rilevanza economica comporta inevitabilmente un’influenza da parte della classe dirigente politica che si dimostra talvolta come forza oppositrice a questo fenomeno ma spesso complice di questi atteggiamenti, favorendo l’influenza mafiosa che diventa quindi potere economico-politico. 

Nomi di notabili cittadini e imprenditori diventano ora il centro a cui ruota attorno un sistema di illegalità troppo strutturato e radicato per poter essere estirpato. L’investimento di

questo tipo di imprenditoria spesso sfocia nella costruzione di grandi opere che si rivelano poi essere nocive per la comunità: alberghi di lusso (in zone a rischio impatto ambientale), investimenti immobiliari e altre opere di carattere pubblico, diventano i pilastri dell’economia mafiosa per il monopolio cittadino.

Come già detto prima i bandi di appalto risultano essere una via agevole per l’infiltrazione mafiosa. Ma non solo: i fallimenti aziendali, pignoramenti, aste giudiziarie e finanziamenti pubblici diventano le possibilità per una lenta ma efficace acquisizione del potere economico.

Una fitta rete di usura e violenza riduce il piccolo imprenditore vittima dell’atto mafioso, come purtroppo ci ricorda la cronaca, ad una condizione di precaria stabilità. 

La paura che si ha del potente mafioso porta spesso la vittima all’immobile omertà, ma in alcuni casi alla denuncia: è lo Stato e la magistratura che ora ricoprono un ruolo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata, ruolo a cui talvolta non riescono ad adempiere. 

Rocco Greco, imprenditore di Gela (Caltanissetta), aveva denunciato i suoi estorsori diventando il simbolo della lotta contro il racket ma, dopo che questi lo avevano accusato a loro volta di intrattenere rapporti con la mafia, fu processato e assolto. Qualche anno dopo decise di partecipare alle gare di appalto per la ricostruzione di un centro urbano dopo terremotato in centro Italia, ma il Ministero dell’Interno gli aveva negato l’accesso alla white list. Nonostante Greco avesse allegato la sentenza che lo vedeva estraneo a ogni tipo di rapporto con la criminalità, i giudici gli rinfacciano la condiscendenza ai sistemi mafiosi e ciò lo porta alla distruzione. Greco non ce la fa e una mattina sfila la pistola dalla giacca e preme il grilletto. Lo stato che lo doveva proteggere si è reso incapace e letale. 

La mafia ti entra dentro e riesce a insinuarsi negli aspetti più intimi e privati del cittadino e dello stato, che però non risulta essere sempre efficace.

Hanno già firmato

Daniela Lombardo, esecutivo Rete degli Studenti Medi Sicilia
Giuseppe Barresi, Coordinatore Rete degli Studenti Medi Sicilia
Greta Tassone, esecutivo Rete degli Studenti Medi Sicilia
Federico Amalfa, esecutivo Rete degli Studenti Medi Sicilia
Giulia La Barbera, Senatrice Accademica Unipa e esecutivo Unione degli Universitari Palermo
Riccardo Giuliano, Consigliere degli Studenti Unipa e Unione degli Universitari
Matteo Norcia, Coordinatore Unione degli Universitari Palermo
Davide Patricolo, esecutivo Unione degli Universitari Palermo
Giuseppe Romano, esecutivo Unione degli Universitari Palermo
Valerio Quagliano, esecutivo Unione degli Universitari Palermo
Francesco Pisciotta, esecutivo Unione degli Universitari Palermo
Marco Blandini, esecutivo Unione degli Universitari Palermo
Francesco Faldetta, Unione degli Universitari Palermo
Claudio La Barbera, Unione degli Universitari Palermo
Gianluca Farine, Unione degli Universitari Palermo
Salvo Gallo, Unione degli Universitari Palermo
Beatrice Lindiner
Andrea Retini, esecutivo Rete degli Studenti Medi Toscana
Eleonora Barbieri, esecutivo Rete degli Studenti Medi Veneto
Andrea Manerchia
Giovanni Piazzetta
Carola Gentile
Claudia Temperato, Unione degli Universitari Palermo
Andrea Illiano
Arianna Latina
Francesco Gitto, Coordinatore Rete degli Studenti Medi Messina
Gaia Garofalo
Antonio Quartararo, Rete degli Studenti Medi Agrigento
Danilo Termini, Rete degli Studenti Medi Agrigento
Laura Sicurelli, Rete degli Studenti Medi Agrigento
Eleonora Di Gangi, Unione degli Universitari Palermo
Giulia Sammartano, Unione degli Universitari Palermo
Lorenzo Mingarelli, Rete degli Studenti Medi Milazzo
Salvo Pilato, Rete degli Studenti Medi Agrigento
Claudia Amato, Rappresentante CCS Psicologia Unipa e Unione degli universitari Palermo
Vincenzo Failla Mulone, Unione degli Universitari Palermo
Emanuele Passarella, esecutivo Rete degli Studenti Medi Veneto
Federica Norrito, Unione degli Universitari Palermo
Giorgia Baccianella, Rappresentante di consulta e Rete degli Studenti Medi Siracusa
Noemi Cottone, Rappresentante CCS Psicologia e Unione degli Universitari Palermo
Samuele Longo, Unione degli Universitari Palermo
Antonio Pietro Maria Morreale, Unione degli Universitari Palermo
Vittoria Messina, Unione degli Universitari Palermo
Eleonora Di Maria, Rappresentante CCS Psicologia e Unione degli Universitari Palermo,
William Militello
Kuba Krol, Rete degli Studenti Medi Siracusa
Giovanni Montoro, Unione degli Universitari Palermo
Domenico Luca Graziano, Unione degli Universitari Palermo
Iulian Riobu, Rete degli Studenti Medi Siracusa
Gaia Tedeschi, Rete degli Studenti Medi Siracusa
Manuela Morello, Rete degli Studenti Medi Siracusa
Patrizia Dell’Utri
Christian Di Fini, Rete degli Studenti Medi Siracusa
Andrea Bacianella, Rete degli Studenti Medi Siracusa
Morena Cucinella, Unione degli Universitari Palermo
Arcangelo Messina, Unione degli Universitari Palermo
Francesco Malluzzo, Unione degli Universitari Palermo
Hubert Pennino, Unione degli Universitari Palermo
Martina Bellomo, Unione degli Universitari Palermo
Patrizia Pace, Unione degli Universitari Palermo
Lorenzo Aguglia, Unione degli Universitari Palermo
Ignazio Lombardo, Unione degli Universitari Palermo
Uriana Tamare Musicò
Ester Lo Verso, Unione degli Universitari Palermo
Christian Crivello, Unione degli Universitari Palermo
Arianna Catalano, Rappresentante CCS SECIM e Unione degli Universitari Palermo
Maria Francesca Palermo, Rete degli Studenti Medi Agrigento
Maria Giovanna Valenti, Unione degli Universitari Palermo,
Marta Sabatino, Coordinatrice Rete degli Studenti Medi Palermo
Virginia Cricchio, Rete degli Studenti Medi Messina
Manuela Perlotti, Rappresentante CCS Biotecnologia Unione degli Universitari Palermo
Sofia Forestieri, Rete degli Studenti Medi Messina
Giovanni Liberatore, Unione degli Universitari Palermo
Antonella Bertino, Rete degli Studenti Medi Messina
Carmen Buglisi, Presidente CPS Palermo e Rete degli Studenti Medi Palermo
Elena Sofia Giannone, Rappresentante CCS Servizio Sociale e Unione degli Universitari Palermo
Francesco Ganci, Unione degli Universitari Palermo
Carlotta Chiaramonte, Rete degli Studenti Medi Palermo
Samuele Rosavalle, Unione degli Universitari Palermo,
Martina Spinoso, Unione degli Universitari Palermo
Ludovica Bernasconi, Rete degli Studenti Medi Messina
Chiara Cangialosi, Rete degli Studenti Medi Palermo
Giulia Giacalone, Rete degli Studenti Medi Palermo
Giulia Mamone, Unione degli Universitari Palermo
Jader Bono, Unione degli Universitari Palermo
Emanuele Greco
Emanuela Maria Rita Taormina, Unione degli Universitari Palermo
Andrea Vergottini, Unione degli Universitari Palermo
Giusy Augello, Unione degli Universitari Palermo
Giovanni Maiolino, Rete degli Studenti Medi Messina
Francesco Lipari, Unione degli Universitari Palermo
Paolo Paccani, Rappresentante CDS Giurisprudenza Trento e Coordinatrice Unione degli Universitari Trento
Nicoletta Giurdanella
Martina Castronovo
Luca La Barbera
Emmanuel Giuliano
Sofia Giunta, Rappresentante CNSU e Unione degli Universitari Padova
Riccardo Bonanomi, Unione degli Universitari Trento
Andrea Fricano, Unione degli Universitari Palermo
Valentina Veronese, Rappresentante Dipartimento Unitn e esecutivo Unione degli Universitari Trento
Valentina Della Torre, esecutivo Unione degli Universitari Trento
Federica Ferreri, Unione degli Universitari Palermo
Larisa Cimpian, Rete degli Studenti Medi Messina
Giuseppe Lipari, board Obessu
Obessu- the Organising Bureau of European School Student Unions
Alberto Fallucca, CdA Opera Universitaria di Trento e Unione degli Universitari Trento
Monica Genco, Rete degli Studenti Medi Trapani
Flavia Chiofalo, Rete degli Studenti Medi Messina
Valeria Cavallin, Unione degli Universitari Trento
Ilaria Spagnul, Unione degli Universitari Trento
Amelia Foti, Rete degli Studenti Medi Messina
Michele Doria, Rete degli Studenti Medi Messina
Anna Paratore, Rete degli Studenti Medi Messina
Laura Bassi, Rete degli Studenti Medi Messina
Alexandra Vlad, Rete degli Studenti Medi Messina
Mattia Guarnerio, esecutivo Unione degli Universitari Trento
Fabio d’Attimis, Unione degli Universitari Trento
Giulia Barozzi, Unione degli Unversitari Trento
Elia Salomone
Salvatore Raia, Gruppo scout AGESCI Vicari 1
Flavia Caruso
Chiara Trapani, Unione degli Universitari Palermo
Salvatore Randazzo
Eleonora Pulino, Rete degli Studenti Medi Ragusa
Serena Triberio, Rete degli Studenti Medi Ragusa
Alessandro Caricato, Unione degli Universitari Palermo
Nicolò Iemulo, Coordinatore Rete degli Studenti Medi Ragusa
Damiano Abbate, Rete degli Studenti Medi Ragusa
Eliana Blandino, Rete degli Studenti Medi Ragusa
Giovanni Pluchino, Rete degli Studenti Medi Ragusa
Agnese Ferro, Rete degli Studenti Medi Ragusa
Leonardo Giurdella, Rete degli Studenti Medi Ragusa
Paola Ferlisi
Federica Ferro, Rete degli Studenti Medi Ragusa
Enrico Mazzo, esecutivo Unione degli Universitari
Anna Agolino, Rete degli Studenti Medi Palermo
Raffaele Marzano
JAKA, artista
Ana Maria Topala, Trento.
Camilla Velotta, Coordinatrice Rete degli Studenti Medi Verona
Mattia Tarantino
Rachele Passatempo
Valentina Campisi
Andrea Cuminale, Rete degli Studenti Medi Palermo
Sephora Muratore, Rappresentante di consulta
Viola Carmicio, Rete degli Studenti Medi Palermo
Helèna Spinnato
Davide Geraci, Rete degli Studenti Medi Palermo
Ornella Realmonte
Aurora La Barbera
Giorgia Bivona, Rete degli Studenti Medi Palermo
Angela Rossi, Unione degli Universitari Trento
Eleonora Ferreri
Gianluca Angileri, Rete degli Studenti Medi Trapani
Evelina Genco, Rete degli Studenti Medi Trapani
Salvatore Lo Faso, Rete degli Studenti Medi Trapani
Cecilia Castellana
Rosario Fava
Chiara Cocco
Federico Passiglia
Roberta Fricano
Alessandra Angela Pinna